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Diario
di Maro Matthys
Il giorno della partenza mantengo parte dei miei dubbi riguardo alla vita militare, del resto sarà l’unico modo per poter attendere alla richiesta dello spirito della terra, darei la vita per riuscire a non tradire le aspettative. La preparazione è stata veramente dura per me in particolare dover rinunciare alla comunione con la natura per mimetizzarmi con il resto della truppa è stato un sacrificio notevole, comunque mi è servita per fortificare il fisico.
Sono questi i pensieri che vengono interrotti bruscamente quando, seguendo il Lynsk veniamo travolti da una terribile bufera. Nonostante la guida ci avesse avvisati ogni cautela è inutile, da un secondo all’altro non vedo più nulla e faccio fatica a respirare se non avessi la sciarpa che mi fa da filtro sarebbe completamente impossibile mandare un poco d’aria nei polmoni, mi lascio portare dall’istinto della cavalcatura, sicuro di potermi fidare del suo istinto. Ad un certo punto così come era arrivata la bufera si cheta, mi trovo nei pressi di una costruzione di legno apparentemente disabitata. Dopo poco mi raggiunge Luthor Gormann e decidiamo di esplorare la capanna.
L’edificio e solido con pavimento completo di legno e un tavolo all’interno, ma sembra che un essere si celi all’interno anche se non potrebbe resistere a lungo senza un focolare in queste condizioni, quindi decido di prendere le sembianze di scoiattolo ed esplorare meglio l’interno, Luthor non si scandalizza per le mie abilità, bene, sarà un ottimo compagno.
Dentro non trovo altro che una creatura tumefatta probabilmente un uomo ormai zombificato. Esco e rendo noto a Luthor, dopo qualche esitazione cerchiamo di entrare in contatto con la creatura, ma ovviamente lo scervellato ci attacca, io lo manco un paio di volte, ma Luthor interviene e lo distrugge ad asciate.
Finalmente riusciamo a riconnetterci con il resto della compagnia, manca solo il soldato Scholl, decidiamo di riprendere la marcia sicuri di ritrovarlo durante il cammino, purtroppo quando entriamo in contatto visivo con lui si trova immobile in mezzo al fiume gelato e proprio in quell’istante il ghiaccio cede. C’è pochissimo tempo per agire e occorre fare tutto perfettamente, mentre gli altri cercano di tirarlo fuori, preparo immediatamente un fuoco e le coperte per accudirlo. La guida Walter Allister riesce a prenderlo per la collottola, assicurato con una corda al cavallo, ma mettendo a repentaglio se stesso, interviene anche Luthor che riesce con il lasso a prenderlo e riusciamo a trascinarlo fuori dove fornisco le prime cure e riesco a rianimarlo con il salicorno.
Purtroppo per il cavallo non c’è nulla da fare, si metterebbe a grave repentaglio la nostra sicurezza e sicuramente la sua vita è già compromessa. Si riconcilierà con la natura per e lo aspetteremo per la sua nuova vita.
Riprendiamo il cammino, seguendo le anse del fiume fino a Bolgasgrad e altre colonie del Translynsk abbiamo modo di valutare che molte zone sono quasi del tutto disabitate. Ci inoltriamo nella foresta nei dintorni di Praag e assistiamo ai roghi della città ardente, dove il ciclo della natura viene imitato dagli abitanti che danno fuoco alle case ciclicamente per ricostruirle come la madre fa con le proprie creature dall’inverno alla primavera. Ormai nei pressi del palazzo abbiamo finalmente la possibilità di accamparci e io posso dedicare un po’ di tempo alla caccia e alla ricerca delle erbe, ma tutto quel che riesco a recuperare è un topo muschiato con una trappola, comunque ottima preda per il mio famiglio.
Il Capitano Kruger e il Sergente Kargansson si recano all’appuntamento per ricevere i pass.
Il sergente Baumaister e gli altri soldati si recano in esplorazione mentre Scholl prepara la cena, quando non vediamo rientrare gli altri Scholl decide di andare a cercarli.
Restiamo in quattro e decidiamo di vegliare in turni da tre ore ciascuno, il primo turno tocca a me, e tutto procede liscio, quindi mi adagio nel mio giaciglio, avrei voluto passare la notte nella foresta in comunione con la natura, ma vista la situazione non posso lasciare gli altri in ulteriore difetto numerico.
Verso le prime ore del giorno successivo vengo svegliato dalle grida del primo in grado Odmund Hrosti, e subito capisco che intorno a noi ci sono delle creature maligne. Il nostro gruppo si organizza in fretta ma le creature che ci assalgono sono in numero almeno triplo rispetto a noi. Io mi trovo stretto tra tre creature che mi si mostrano con la forma residua dei poveri animali che erano e rimango colpito dalle terribili sofferenze che devono aver passato nelle loro orribili trasmutazioni.
La prima, creatura con zanne mostruose e gambe di uccello, la seconda con testa di corvo e artigli, la terza umanoide, di una magrezza terribile , con quattro arti superiori armata e minacciosa.
Con un po’ di fortuna riesco a porre fine alle sofferenze di quest’ultima “stecchetto”, terminandolo con un fendente.
Subisco dei piccoli danni dalla creatura con la testa di corvo “gracchiotto”, e mi libero anche della prima “faucetta”. Nel mentre una creatura che sembra comandare le altre si fa avanti e colpisce violentemente il nostro Odmund dopo averlo stordito con la magia, ma eroicamente il buon Hrosti, si riprende e con le sue grandi capacità di combattimento sconfigge in breve tempo la creatura. I seguaci privati della guida si danno alla fuga disordinata e alcuni di loro prima di riuscire nell’intento della fuga vengono debellati dai colpi di Walter e Luthor. È stata una notte tormentata e pericolosa speriamo di poter riunire la truppa con il favore del sole.
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Diario
di Odmund Hrosti
Middenland, il sole è sorto in questa fredda giornata del 21 di Prestregaio 2509. Il mio viaggio verso il vero freddo comincia in compagnia di altri nove uomini esperti.
Ci siamo lasciati alle spalle i villaggi dai nomi conosciuti per inoltrarci nei sentieri del Kislev lungo il fiume Lynsk. La forma di civiltà più vicina a noi si chiamava Bolgasgrad e il destino volle che una bufera ci colse impreparati proprio a pochi chilometri da essa.
La bufera che ci investì aveva l’aspetto tipico di una tormenta del Nord, arrivò all’improvviso e cominciò a spazzare tutto quello che incontrava. In un attimo il fronte di neve e rami spezzati attraversarono il fiume ghiacciato ed investirono la compagnia.
Mi ritrovai improvvisamente isolato dai compagni e dovendo prendere in mano le redini della situazione mi lasciai guidare dall’istinto del mio destriero che rapidamente mi portò con il vento alle spalle.
Dopo pochi minuti che sembravano ore la bufera si era calmata e mi accorsi di non avere più alcun controllo sul mio cavallo che, inconsciamente, rimase intrappolato in un avvallamento sprofondando nella neve.
Con il cavallo bloccato attendo di poter vedere attorno a me, ma la mia attenzione viene richiamata da dei latrati rabbiosi in avvicinamento. Mi rendo conto della situazione di pericolo essendo in una posizione di preda perfetta e allora decisi di intervenire: abbandonai il cavallo e mi lanciai con una acrobazia verso un appoggio sicuro, appena in tempo per poter estrarre la spada e affrontare la nuova minaccia.
Si trattava di tre botoli pelosi che abbaiavano più per abitudine che per aggressività, ma visto che la situazione non mi era congeniale, decisi di affettarne due lasciando al terzo cagnetto la possibilità di imparare dai propri errori.
Avevo appena finito di ripulire la spada dal sangue delle bestie quando riuscii a scorgere alcuni compagni sul limitare di un bosco poco distante. Per attirare la loro attenzione inizio a camminare rapidamente per incrociarli verso la loro presunta meta, un gruppo di capanne visibili in lontananza.
Riunito con i compagni, con l’aiuto di Walter e di Laut recuperai il cavallo che stava iniziando a raffreddarsi seriamente.
Il capitano si rese conto solo in quel momento della mancanza del soldato Sholl e così il gruppo iniziò a perlustrare il territorio circostante in direzione del primo punto di impatto con la bufera.
Sholl e il suo cavallo vennero avvistati in mezzo al fiume ghiacciato, la bufera deve aver disorientato entrambi e quando il soldato si rese conto della posizione cercava di restare immobile in sella al suo destriero. Purtroppo il ghiaccio cedette facendo sprofondare i due nelle acque gelide.
La compagnia si apprestò a dargli soccorso e, mentre Luthor in riva al fiume prepara un tiro di lazo, io fissai la mia corda al cavallo per assicurare Walter che si stava lanciando ‘a rana’ sul ghiaccio. Maro, intanto, individuò un luogo adatto per accendere un fuoco per ristorare Sholl e preparò coperte e tisane di salicorno atte all’evenienza.
Il primo tiro di lazo di Luthor fallì, e così anche quello di Walter che, accigliato si avvicinava alla posizione di Sholl per estrarlo dalle acque.
Il cavallo di Sholl si agitava disperato aumentando la possibilità che il ghiaccio che reggeva Walter si spezzasse all’improvviso. Dopo il primo tentativo non riuscito Valter legò il soldato ormai svenuto al di sotto delle braccia e iniziò a trascinarlo con successo verso la riva.
Con la collaborazione di Luthor che azzeccò il tiro di lazo assicurando Sholl, recuperiamo anche l’ardito Walter. L’operazione di recupero è riuscita anche se il cavallo di Sholl era ormai ibernato e quindi irrecuperabile.
Sholl venne curato dai principi di assideramento dalle abili mani di Maro che con il caldo del fuoco e le sue misture riuscì a farlo rinvenire e a cancellare i segni del freddo.
La compagnia era di nuovo riunita ed era pronta a proseguire il suo viaggio.
Cessata la bufera e riunito il gruppo, riprendiamo il viaggio seguendo il corso del Lynsk settentrionale. Superata la città di Bolgasgrad e le altre colonie del Translynsk abbandoniamo la riva del fiume per inoltrarci nella foresta per evitare i controlli della Milizia di Stalgrad.
Abbiamo avuto la possibilità di ammirare lo spettacolo notturno di Praag, la città ardente, le cui case vengono periodicamente date alle fiamme per poi essere ricostruite, e questo ci fece riflettere sulla tenacia del variegato popolo kislevita.
La guida ci informò che eravamo a circa un giorno di distanza da Palazzo von Grueber, e allora il Capitano Kruger e il Sergente Kargansson ci ordinarono di accamparci e di attendere il loro ritorno, dopo di che partirono in direzione sud-est. Il Sergente Baumeister, assunse il comando, mandò i soldati Laut e Ulricsson in esplorazione e dispose l’approntamento del campo. La foresta, cupa e minacciosa, incombeva su di voi come le ali di un gigantesco rapace.
Mentre Maro andava a caccia, organizzai il campo per la notte nella radura andando a cercare con Walter la legna per il fuoco.
Per ringraziarci del recente salvataggio Sholl inizia a cucinare un ‘delizioso’ pasto a base di gallette in brodo, mentre Luthor, dopo aver sistemato i cavalli prova ad avventurarsi in caccia, ma non è fortunato; alla fine riesce a catturare una marmotta quando il sole è ormai calato. Con modi rudi la marmotta scuoiata viene lanciata nel brodo di Sholl dando strane motivazioni culinarie.
Siccome il Capitano e il sergente Kargansson non tornavano, il comandante in campo mi lascia il comando e parte con Sholl alla loro ricerca.
Rimasti in quattro ci prepariamo ad affrontare la notte organizzando 4 turni di veglia di 3 ore ciascuno.
…
venni svegliato di soprassalto da Luthor proprio nel bel mezzo di un sogno ricorrente e, dopo essermi ripreso chiesi alla vedetta di scrutare nel buio dato che mi aveva avvisato di strane sensazioni.
Un rumore ci allertò e la descrizione che mi porse Luthor non lasciava dubbi sulla minaccia che incombeva sul campo. Una creatura grande e pelosa con un’arma scintillante si stagliava nella penombra.
A questo punto svegliai gli altri dormienti facendoli preparare al peggio.
Una moltitudine di voci all’unisono echeggiarono da un punto nell’ombra, vennero scandite parole di minaccia, e conoscendo il gergo di svariate lingue, i soldati capimmo che la voce ci voleva tutti morti. Dodici creature avanzavano verso la radura e con i tre compagni ci disponiamo per la difesa.
Luthor affrontò Arruffo, un umanoide con zoccoli armato di spada; Zannasporca l’uomo con la testa di lupo e il corpo coperto di scaglie; Arboricolo che con i suoi tentacoli cala da una pianta agitando un pugnale nella coda.
Davanti a Maro si pararono Faucetta, un corpo dotato di una immensa bocca e zampe di uccello; Gracchiotto una creatura con la testa di corvo e artigli affilati; Stecchetto, un essere magro con 4 braccia portanti un’ascia a due mani e uno scudo.
Valter incontrò Stritullo, una bestia con zoccoli e tentacoli; Dileggio, un volante coperto da un guscio di tartaruga completo e armato di spada; Brucozzo una specie di verme gigante armato con una staffa.
Infine verso di me arrivarono Rubicondo, un furioso dalla faccia distorta con una mazza a due mani; Scapezzato, una creatura acefala che avanza a salti con un martello e uno scudo e Putrangnolo lo spaventoso essere con la testa equina, la pelle putrefatta e un bastone chiodato a due mani.
I tre avversari che mi si parano davanti sono decisamente goffi e imprecisi, tanto che riesco ad avere la meglio su due di loro in breve tempo.
Nel buio apparve il loro capo, un umanoide con l’armatura mutacolore dalle cui aperture spuntavano alcune facce; il guerriero caotico era Sublav ‘il negletto’ e portava una terribile ascia a due mani.
Il caotico cominciò ad emetter una cantilena che venne subito intercettata dall’intuito di Walter; questi avvertì i compagni della nuova minaccia.
Senza pensarci molto e incurante della presenza di un ultimo avversario, mi gettai a capofitto verso questo tremendo nemico che, però, riuscì a lanciarmi addosso una potente magia disorientandomi con una illusione.
…
quando mi ripresi e avverto dolori lancinanti su più parti del corpo, non faccio a tempo a raccogliere le mie armi che giacevano a terra che altri colpi vengono sferrati sulle mie carni che già zampillavano abbondantemente.
Fortunatamente Luthor giunse in combattimento ed ebbe facilmente la meglio su Sublavil abbattendolo e causando la fuga tutte le altre creature superstiti, ma soprattutto mi aveva salvato da morte certa!
Dai resti del guerriero caotico restava un’ascia magica, la stessa che mi aveva causato tutto il dolore che stavo sentendo; ma la sofferenza fu breve, Maro e Valter si presero cura di me facendomi ritornare in forze in breve tempo.
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Diario
di Ake Holgherson
<<Manca proprio l’aria qua dentro e perdipiù non riesco a capirci nulla. Se mi avessero detto che andava a finire così… come al solito sono passato dalla padella alla brace. Lo sapevo che non dovevo accettare la proposta di quello Schloff, lui dall’alto del suo potente ordine fa il buono e il cattivo tempo con tutti… Figuriamoci con me, dopo che mi ha beccato a rovistare nel suo bel monastero…>>
<<Ora con questo bel vestitino addosso, quest’inutile daga di pietra cosa dovrei mai farci? Ha! Se avessi la mia spada!! Ma ora vediamo… i miei compagni si sono divisi e io per primo ho scelto la strada del guerriero, perché in fondo una specie di guerriero lo sono anch’io, anche se ultimamente non me la passavo tanto bene… Fammi pensare un attimo, la prima immagine che ho visto sulla porta raffigurava un guerriero che saltava un enorme crepaccio, che cosa c’entrerà con la porta che mi trovo davanti? Il nanetto alle mie spalle ci sa fare con l’ascia, anche se adesso l’ascia non ce l’ha più. Ma si… qualunque cosa mi troverò al di là di questa porta non l’avrà vinta facilmente.>>
Apro la porta in modo circospetto, ho paura di trovare una delle tante trappole che lasciano in giro maghi e padroni di casa in generale…
La porta si apre. Troppo semplice per i miei gusti ma in fondo la mia situazione non era proprio una situazione comune quindi meglio non impensierirsi troppo.
<<Cosa c’è vicino alla stipite? Un arco, una freccia e una boccettina con una strana sostanza nera all’interno. Davanti a me. Disteso su un cumulo d’oro… Un enorme serpentone. Dorme! Bello questo posto, si si proprio bello! Con la mia daghina in mano non ce la farò mai a far fuori quel coso anche se mi avvicino AUDACEMENTE, come dice la prima immagine, e gliela conficco in testa. Non sarà forse che mi toccherà seccare il vermone con una bella freccia avvelenata di quelle con il veleno potente e nero?>>
Mi giro e vedo il mio simpatico compare nano che indietreggia e dice di non voler entrare.
<<Fai, fai pure, io ti aspetto qui, non preoccuparti non mi muovo!>>
<<Grazie, bell’eroe di un nano, se ne va in giro bello tronfio ma quando ci sono quelli grossi lui aspetta…>>
<<Il vermone ha in bocca un pezzo di bronzo a forma di luna, non sarà forse quello il pezzo di chiave che stiamo cercando? Mi sa proprio di si, mi sa proprio che non posso andarmene senza nemmeno provarci. Sarò audace: prenderò la freccia, la cospargerò ben bene nella poltiglia nera e poi zacc… e secco il vermone.>>
Mi avvicino quatto quatto con la mia freccia avvelenata in cocca, sono a un metro dal vermone quando questo apre un occhio e si sveglia alzandosi sopra di me, sbann! Si è chiusa anche la porta. <<Crepa vermaccio schifoso!!>>
Tiro. Lo manco. Sono solo, disarmato, con una specie di drago a un metro da me e la porta dietro che si è chiusa. Il panico si impadronisce di me. Inizio a scappare in tondo per la stanza con il vermone che tenta di squartarmi con i suoi bei unghioni.
<<Che fa ora sputa pure il gas?!>>
Sono investito dalla nuvola rossa che mi scioglie addosso i vestiti e mi ha arrostisce la pelle.
<<Sono quasi morto, non posso continuare a giocare a “guardie e ladri” con un drago che sputa fuoco o qualcosa del genere. Mi vuoi vermone?! E allora prendimi.>>
Mi lancio con un salto alla testa del drago riuscendo miracolosamente a aggrapparmi alle sue corna. <<Almeno da quassù non mi può sputare addosso nulla…>> Penso.
Inizia la giostra: avanti e indietro, su e giù il drago tenta di sbattermi a terra. Ho paura, sono sfinito ma resisto ai suoi ripetuti tentativi. Poi, di colpo smette. Si acquatta e dopo un po’ torna a dormire. Mi muovo, riapre gl’occhi. Stringo di nuovo forte le sue corna.
<< Ora che faccio? Sono punto e a capo, lui potrà rimanere qui in eterno ma io no!>>
Il tempo passa, il nanetto sta tentando di sbattere a terra la porta, ma probabilmente è chiusa bene.
Sono stanco, sono in trappola.
Penso: <<Cosa ho sbagliato? L’audacia… forse avrei dovuto avvicinarmi al vermone mentre dormiva e, disarmato, sfilargli dai denti il pezzo di bronzo? È si, proprio così doveva essere l’audacia… Magari funziona ancora, se mi sporgo un pò magari riesco a togliergli il pezzo di bronzo, sembra così vicino…>>
Mi sporgo ma tenendomi con entrambe le mani non riesco, devo lasciare la presa. Audacemente lascio la presa, il verme si sveglia e faccio appena in tempo a riaggrapparmi prima di essere scaraventato a terra. Devo agire velocemente. Ci riprovo ma ancora una volta mi manca poco per cadere.
<<Ancora una volta, una volta sola, dopo sento che non ce la farò più.>>
Mi sporgo e con tutte le mie forze riesco a strappare al drago la mezzaluna di bronzo. Il drago tenta di sbattermi a terra ma poi si ferma. Lentamente si quieta e torna a dormire. La porta si spalanca. <<Sono salvo!!.>>
Scendo velocemente dalla testa del vermone e mi precipito alla porta senza guardarmi indietro.
<<È si, sono proprio audace vero?>>
Oramai sono in parte al nano, mi giro. Il vermone è ancora là, sulla sua pila d’oro, dorme.
Mi asciugo il sudore dalla fronte, Mi guardo ridotto a un tozzo di carbone, poi lentamente me ne ritorno dai miei compagni con il mio trofeo in mano. Inveisco silenziosamente contro il soffitto borbottando qualcosa contro Ulric. Il nano si gira,. Non mi ha sentito… Nemmeno Ulric spero…
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Diario
di Daghnur Pelodirame
Middenheim, 21 di Prestregaio
2509
Dopo lunghi giorni di attesa, finalmente partiamo alla volta del Kislev. Ci attende oltre un mese di viaggio: dopo Erengrad, risaliremo il Lynsk settentrionale per puntare poi a nord di Praag. A parte me e il sergente Kargansson, guerriero valoroso, il resto del gruppo è composto da soli umani. Tra questi, hanno suscitato il mio interesse Ake, nobile kislevita ormai in disgrazia, e Lothar Monk, che pare combattente temibile. Li ho visti avvicinare disinvoltamente Kruger, il nostro superiore, ammirando il suo anello di splendida fattura. Mentre lo sguardo di Ake perlustrava avido l’oggetto, Lothar chiedeva licenza di poterselo tenere (dopo avergli tagliato il dito!) se mai il Capitano fosse caduto in battaglia. I due balordi meritavano certamente un castigo molto severo. Farò meglio a prestare loro ancora più attenzione …
Bolgasgrad, 18 di Postregaio
Abbiamo raggiunto il confine kislevita, dopo un viaggio di alcune settimane, scortati dai Templari del Lupo Bianco. Superata Erengrad, stiamo da giorni costeggiando il Lynsk ancora gelato.
Ormai prossimi a Bolgasgrad, neve e ghiaccio si sono oggi abbattuti sul nostro gruppo, portati da un vento furioso. Ake e io ci siamo rifugiati in un querceto poco lontano, senza sapere dove fossero gli altri. Placata quella che il mio compagno ha chiamato “bufera”, ci siamo riuniti poco dopo al resto dell’unità. Mancava solo il soldato Scholl, di cui subito ci siamo messi alla ricerca. Lo abbiamo trovato immobile sul fiume ghiacciato a venti metri dalla riva, un attimo prima che sprofondasse insieme al suo cavallo. All’istante, ci siamo organizzati per recuperarlo: una catena di uomini, legati l’uno all’altro, ha portato Lothar appresso al malcapitato. Agganciato con un lasso, Scholl è stato trascinato fuori dall’acqua gelida dopo alcuni tentativi. Giunti a riva, Ake gli ha tolto i vestiti e lo ha avvolto in coperte calde e asciutte; ha inoltre provato a dargli dello spirito (ah, gli umani…), che Scholl ha sputato quasi subito. Trovata nei dintorni legna sufficiente, io mi sono preoccupato di accendere il fuoco, mentre altri gli massaggiavano mani e piedi. Alla fine, siamo riusciti a salvarlo!
Translinsk, 19-25 di Postregaio
Abbiamo Costeggiato il Lynsk per diversi giorni, sostando presso i villaggi vichinghi o gospodari, ma più spesso accampandoci all’aperto. Finché un giorno, superata la città di Bolgasgrad, il Capitano ha dato ordine di abbandonare la riva del fiume e addentrarsi nella foresta. E’ stata una decisione necessaria, che ci ha permesso di aggirare la milizia vichinga di Stalgrad e non pagare la gabella. Durante il cammino, ho appreso molte cose sulle razze umane che popolano il Kislev: i Vichinghi, detti anche Norsmanni, guerrieri e nobili; i Gospodari, venuti un tempo da oriente, che oggi sono contadini, piccoli borghesi delle città, oppure funzionari della burocrazia reale; gli Ungoli, popolo delle steppe ma anche padroni dei luoghi che un tempo conquistarono; i Dolgan, gente nomade di cui poco si racconta.
Giunti in prossimità di Praag, abbiamo la fortuna di ammirare lo spettacolo della città ardente: la dura lotta per la sopravvivenza costringe gli abitanti a dare in fiamme molte delle loro case, per poi ricostruirle dalle ceneri. E’ un’ostinata volontà di sottrarsi alla morte che mi impressiona. Credo che anche Mazundammenek, dio della longevità caro a noi Nani, ne sarebbe rimasto colpito.
Foresta del Translinsk, a nord-ovest di Praag, 26 di Postregaio
Come previsto, il Capitano Kruger e il Sergente Kargansson si sono recati a Praag per recuperare le chiavi di Palazzo Von Grueber, custodite nel tribunale della città. Circolano voci sinistre sul vecchio tenutario, che qui chiamano Von Groiber, e il genero Rostolfus. Feroci nella lotta alle immonde bestie del caos, ma anche demonologi, omicidi, torturatori e vessatori di uomini. Qualcuno azzarda che siano fuggiti a cavallo di un demone alato, incalzati dal grosso esercito inviato da re Zoltan.
Il Sergente Baumeister, che ha assunto il comando in assenza del Capitano Kruger, ha mandato Laut e Ulricsson in esplorazione, disponendo poi l’approntamento del campo. Sul far della sera, passate ormai molte ore senza che i due soldati fossero di ritorno, il Sergente ha deciso di partire alla loro ricerca. In qualità di veterano, ho assunto io il comando sui rimanenti della truppa. Mentre davo le necessarie istruzioni in preparazione della notte, Lothar ha voluto affrontarmi, mettendo in discussione la mia autorità. Minaccioso, gli ho ricordato quanto deciso da Baumesiter e che, nell’esercito, gli ordini vanno assolutamente rispettati, se si vuole sopravvivere. Mi chiedo che razza di ufficiali abbia servito prima d’ora… Un po’ di disciplina nanica lo avrebbe messo sicuramente a posto.
E’ il turno di guardia mio e di Lothar quando veniamo assaliti dal ripugnanti creature, emerse dal folto della foresta. Fra gli oltre dieci che ci hanno attaccati, tre di loro si sono strascinati laidi verso di me. Ne ho scorto uno con la testa di cavallo e la pelle putrefatta, che a brandelli precipitava sul terreno. La vista di quell’orrore mi ha gelato il sangue, nonostante i lunghi anni trascorsi sui campi di battaglia e nelle arene dell’Impero. Sono rimasto immobile per secondi interminabili, fino a quando Mazundamennek mi ha scosso da questa paralisi mortale. La vergogna per essermi lasciato terrorizzare come un imberbe soldato mi ha spinto con ferocia contro l’uomo-cavallo, che ho finalmente ucciso con quattro fendenti d’ascia. Inutile aggiungere che agli altri due, un grottesco essere peloso e un’orribile creatura munita di becco, ho riservato la medesima sorte.
Ormai sicuri della vittoria, dalla foresta si è levata una moltitudine di voci che, all’unisono ma in lingue diverse, incitavano al nostro sterminio. D’improvviso è comparsa un’altra creatura, forse ancor più ributtante delle precedenti: un guerriero vestito di un’intera armatura con strani riflessi, dalle cui aperture si affacciavano piccole teste mostruose. Subito mi sono scagliato contro di lui, mentre Lothar Monk è rimasto per alcuni istanti bloccato da un incantesimo. La lotta si fa furiosa, perché sebbene più forte di lui, il mio avversario è dotato di un’ascia magica che arriva alle mie carni penetrando magicamente nella corazza. Tuttavia, una volta ripresosi dallo stato confusionale, Lothar è riuscito ad uccidere definitivamente il guerriero nemico, anche se (naturalmente) già parecchio indebolito dai miei colpi.
L’avidità del mio compagno ha dimostrato, una volta in più, di non avere limiti: subito si è gettato sull’arma del nemico per impossessarsene, dimentico (o forse addirittura incosciente) dei pericoli che potrebbe correre da qui in futuro. Spero che la decisione di portarsi dietro quella malefica ascia non porti sventura sulla missione! Forse dovrei informare il Capitano…
Sopraggiunti comunque Baumeister e gli altri, finalmente di ritorno dall’esplorazione, abbiamo messo ordine al campo, curato le ferite di chi ne aveva bisogno e procurato il cibo per i prossimi giorni.
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